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Perché il 4 novembre. Unità Nazionale e Forze Armate: un legame indivisibile

Il 4 novembre 1918 aveva termine la Grande Guerra, un evento che ha segnato in modo profondo l’inizio del novecento.
In quella giornata di cento anni fa, si completò il processo dell’unificazione italiana. Esso rappresenta il traguardo di un lungo e travagliato percorso, raggiunto attraverso uno sforzo collettivo, mai compiuto prima nel nostro Paese: un moto di coscienze che scosse le genti di allora e le rese un Popolo.
Le Forze Armate sono state “parte attiva”, nell’aver reso partecipi gli italiani, di questa importante consapevolezza: sui campi di battaglia; nell’amalgama educativo e sociale delle tante realtà “culturali” delle penisola; nell’impulso al progresso tecnologico ed economico; nell’arricchimento del rango della nostra giovane Nazione nel consesso internazionale. Non a caso Luigi Settembrini – scrittore e patriota italiano – definì l’istituzione militare uscita dal Risorgimento come “… il filo di ferro che ha cucito insieme l’Italia”.
Ogni giorno, gli uomini e le donne delle Forze Armate – soldati, marinai, avieri, carabinieri: “concittadini in uniforme” – sono impegnati nell’assolvimento del proprio servizio verso la collettività, sia in Italia – dove garantiscono controllo del territorio, sicurezza e concorso alle Istituzioni – sia nelle aree di crisi all’estero – dove contribuiscono a fornire protezione, stabilità, assistenza e speranza a terre e genti in difficoltà.
Così facendo assicurano la difesa della Nazione e, con un ruolo di primo piano, contribuiscono alla sicurezza globale e alla cooperazione internazionale, nell’ottica di una maggiore integrazione europea.